"Cosa darei per vederti ridere. Cosa farei per vederti vivere."

   — Raige (via alzateilvolumedellamusica)

Aw

"Ti incolpano anche se piangi."


(Source: ventiquattroottobreduemiladodici)

"Mia moglie si è ammalata. Era sempre nervosa a causa dei problemi sul lavoro, con i bambini, nella vita personale e dei suoi fallimenti. Aveva perso 14 kg, arrivando a pesare circa 41 kg a 35 anni. Era davvero scheletrica e piangeva sempre. Non era una donna felice. Soffriva di continui mal di testa, fitte al cuore. Non dormiva bene, si addormentava solo il mattino e si stancava molto velocemente durante il giorno. La nostra relazione stava per rompersi. La sua bellezza stava svanendo, aveva le borse sotto gli occhi, stava uscendo di testa e aveva smesso di prendersi cura di sé. Rifiutava di girare film e rigettava ogni ruolo. Avevo perso le speranze e pensavo che avremmo divorziato presto. Ma poi decisi di agire. Dopo tutto, avevo la donna più bella sulla Terra. Lei è l’idolo di più di metà della popolazione maschile e femminile sulla faccia della Terra, ed ero l’unico cui era concesso addormentarsi al suo fianco e stringerla a sé. Iniziai a coccolarla con fiori, baci e complimenti. Le facevo sorprese e l’assecondavo in ogni momento. Le facevo un sacco di regali e vivevo solo per lei. Parlavo in pubblico solo di lei. Indirizzavo tutti gli argomenti su di lei. La lodavo davanti a lei e ai nostri amici. Non ci crederete, ma è rifiorita. Fu anche meglio rispetto a prima. Prese peso, non era più nervosa e mi amava anche più di prima. Non credevo potesse amarmi così tanto. E allora ho realizzato una cosa: la donna è il riflesso del suo uomo. Se la ami fino quasi ad impazzire, lei impazzirà per te."

   — Brad Pitt. (via theprovocationofwoodstock)

Sia lodato cristo

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Anonymous
Mi parli della tua storia d'amore?


misantropa-cronica:

lamoreequi:

obliopermanente:

La mia storia d’amore è iniziata quando ancora non sapevo cosa fosse l’amore, quello vero. E’ iniziata una sera di aprile, quelle sere di primavera in cui sei felice e pensi “dio, sta arrivando l’estate” e per me è arrivato anche lui. Danilo. Danilo era un ragazzino, aveva 17 anni ed io ne avevo solo 14. Danilo mi voleva ma io avevo paura. Paura dell’amore, paura di essere ferita, paura di soffrire. Così dopo gelosie varie trovo un po’ di coraggio e arriva “il primo appuntamento”. Solita cosa, pizza e cinema. Dio, era bellissimo. Jeans, camicia e maglioncino nero. Biondissimo. All’intervallo mi chiese: “Vuoi qualcosa?” “Non so, tu?” “Io voglio te, tu ci vuoi stare con me?”, sudava, gli brillavano gli occhi. Era troppo, troppo bello. Da quel 15 maggio non ci siamo mai lasciati, fino al 12 settembre di due anni fa quando fece un brutto incidente che lo fece andare in coma per 20 giorni. Gli strappai un ultimo bacio fuori scuola e poi più niente. Dopo quell’ultimo bacio sono iniziati i 20 giorni più brutti e più lunghi della mia vita. “Dani ha fatto un’incidente bruttissimo, dobbiamo correre in ospedale”, “Lo devono trasferire a Roma, qua non può stare”. L’eliambulanza arriva al CONI e mia madre va con lui in ambulanza. Io con mia zia, mia sorella e il suo migliore amico. I genitori piangono. Mio nonno piange. Io non capivo più niente, volevo vomitare, volevo morire. Mia madre mi chiama: “Marti se vieni al centro del CONI lo saluti, anche se dorme già” allora corro. Mi cedono le gambe ma corro ancora più forte. Lo devo raggiungere e lui mi deve aspettare. Arrivo vicino l’elicottero e lui è pieno di sangue, dentro una specie di busta termica, per non far raffreddare il corpo, ha un tubo in bocca. Mamma prende il braccialetto pieno di sangue, me lo da. Non capisco un cazzo, non volevo capire un cazzo. Non ci credevo. Non a me, non a lui, non a noi. Lo trasferiscono a Roma per le 16 e fino alle 23 di quello stesso giorno né una chiamata, né un sms, niente. L’ematoma si allargava sempre di più. 20 giorni tra “Forse lo operano”, “Non si stabilizza, gli faranno una tracheotomia molto probabilmente”, “E’ andato in arresto cardiaco Marti..Per fortuna l’hanno ripreso ma..” ferma e immobile per 10 minuti. “E QUINDI?” “Questa notte potrebbe non farcela” ed invece ce l’ha fatta. Ce l’abbiamo fatta. Si è staccato i tubi, le flebo, tutto. Voleva svegliarsi, voleva continuare a vivere ma soprattutto voleva uno specchio, un pettine, una pinzetta per le sopracciglia e un rasoio perché “deve venire la Marti a trovarmi eh, e devo essere bello, non mi posso mica presentare così dopo 20 giorni”. e dio, quanto era bello. Quando dormiva, quando si è svegliato. Era bellissimo, ancora stordito da tutti quei farmaci, dalle lacrime. Scusa amore, scusami tanto. Sono rimasto per te.”  Dio, quanto lo amo.

Piango.

sto piangendo, giuro